C’ho messo tanto, forse troppo, a decidermi a scrivere. Ne abbiamo parlato. C’ho pensato. Ma metterlo nero su bianco mi risulta più difficile. Forse per paura dell’inequivocabilità.
Forse perché per me Mario non è morto.
Questo piccolo pensiero potrebbe intitolarsi consapevolezza, prendendo spunto dalle riflessioni di Simone. La consapevolezza che un amico, prima, un allenatore, poi, ha lasciato in eredità a chi gli è stato vicino. Sapere chi siamo per sapere chi sono gli altri. Conoscere i propri limiti, i propri punti di forza e le proprie paure. Essere consapevoli di quello che si è passato e di dove si può arrivare. Capire gli insegnamenti che ha trasmesso e farli propri.
Proprio questa è una delle cose che più mi ha colpito nel periodo subito successivo alla sua scomparsa. Non passava un giorno senza che qualcosa, una frase, un oggetto, uno sconosciuto che passava per la strada mi ricordassero le sue parole, i suoi insegnamenti e i suoi moniti. È servito un avvenimento doloroso come la sua morte per farmi accorgere come tutto ciò che avevo appreso in 8 anni di su è giù per la corsia ora si rifletteva nella mia vita di tutti i giorni. Se sono quel che sono le devo anche a Mario.
So di essere banale e fiabesco quando penso che Mario non è morto perché rivive in tutti quelli che l’hanno conosciuto. Ma è così.
Penso che ognuno viva il lutto in modo unico, in base alle proprie esperienze ed al proprio essere, e per questo va rispettato. Durante il funerale non ho versato una lacrima. Me ne sono stato tutto il tempo appena fuori dalla porta della Chiesa, senza staccare gli occhi dalla bara. Sapevo dov’era Mario. Era accanto a me, con i Rayban, la camicia aperta e la sigaretta accesa. Oppure al bar a leggersi la gazzetta. Partendo dal fondo. Mario sarebbe andato da quelli che piangevano per lui dicendo con il suo finto muso duro “Che cazzo piangi, caccola!”, quindi gli avrebbe sorriso e prendendoli sottobraccio gli avrebbe insegnato. Ero consapevole di quello che stava accadendo. Ed ero consapevole del fatto che lui non avrebbe voluto vederci piangere, anche se l’avrebbe capito.
Forse solo una cosa non gli è riuscita. Rendermi consapevole del fatto che Mario è morto.
Pensieri un po’ vaghi e confusi. Lo so. Beh, Mario è stato un grande uomo. Forse uno dei pochissimi Insegnanti che abbia mai conosciuto. Queste parole sono per lui… e per me.






